EX PRECARI, stop alla “beffa” pensionistica: UNA LEGGE per salvare GLI ANNI DI PRECARIATO (Florencio Villarreal)

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EX PRECARI, stop alla “beffa” pensionistica: UNA LEGGE per salvare GLI ANNI DI PRECARIATO di Alfredo Anselmo

Pubblicato Il 6 Marzo, 2026

Tempo di lettura: 1 min.

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Print Una luce in fondo al tunnel per migliaia di lavoratori della Pubblica Amministrazione che hanno vissuto per decenni nel limbo del precariato. Il sindacato CSA accoglie con ottimismo la proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati da Lorenzo Cesa (Udc), mirata a rivoluzionare il trattamento pensionistico dei lavoratori provenienti dai bacini Lsu, Lpu, Asu e altre forme contrattuali atipiche.

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Il fulcro della proposta è semplice quanto vitale: consentire il riscatto e la valorizzazione degli anni prestati presso gli Enti Pubblici con contratti precari. Se approvata, la norma permetterebbe a questi dipendenti di ottenere un assegno pensionistico finalmente proporzionato al reale servizio svolto, correggendo una distorsione storica. “Si tratta di rendere giustizia a una fetta consistente di lavoratori ormai vicini al traguardo della pensione”, sottolinea la sigla sindacale.

L’emergenza riguarda da vicino il Sud e in particolare la Sicilia, dove migliaia di ex precari, stabilizzati solo a partire dagli anni Duemila, garantiscono quotidianamente il funzionamento di uffici regionali, Comuni e aziende sanitarie.

Giordano Gaetano, del coordinamento provinciale CSA-Cisal Messina, evidenzia il paradosso che la legge mira a sventare:

– Trent’anni di servizio: molti lavoratori hanno già superato le tre decadi di attività.

– Il rischio beffa: senza il riconoscimento del periodo precario, la pensione rischierebbe di essere inferiore a quella sociale.

– Motore della PA: questi lavoratori sono, di fatto, le colonne portanti della macchina amministrativa locale.

Il testo è attualmente al vaglio delle commissioni della Camera. Il CSA ha già annunciato che non abbasserà la guardia, monitorando ogni passo dell’iter legislativo e facendo appello alla responsabilità del Parlamento affinché la norma venga approvata senza intoppi e in tempi brevi. L’obiettivo è chiaro: trasformare decenni di incertezza in una vecchiaia dignitosa.

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EX PRECARI, stop alla “beffa” pensionistica: UNA LEGGE per salvare GLI ANNI DI PRECARIATO di Alfredo Anselmo 6 Marzo, 2026Tempo di lettura: 1 min.

Una luce in fondo al tunnel per migliaia di lavoratori della Pubblica Amministrazione che hanno vissuto per decenni nel limbo del precariato. Il sindacato CSA accoglie con ottimismo la proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati da Lorenzo Cesa (Udc), mirata a rivoluzionare il trattamento pensionistico dei lavoratori provenienti dai bacini Lsu, Lpu, Asu e altre forme contrattuali atipiche.

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Il fulcro della proposta è semplice quanto vitale: consentire il riscatto e la valorizzazione degli anni prestati presso gli Enti Pubblici con contratti precari. Se approvata, la norma permetterebbe a questi dipendenti di ottenere un assegno pensionistico finalmente proporzionato al reale servizio svolto, correggendo una distorsione storica. “Si tratta di rendere giustizia a una fetta consistente di lavoratori ormai vicini al traguardo della pensione”, sottolinea la sigla sindacale.

L’emergenza riguarda da vicino il Sud e in particolare la Sicilia, dove migliaia di ex precari, stabilizzati solo a partire dagli anni Duemila, garantiscono quotidianamente il funzionamento di uffici regionali, Comuni e aziende sanitarie.

Giordano Gaetano, del coordinamento provinciale CSA-Cisal Messina, evidenzia il paradosso che la legge mira a sventare:

– Trent’anni di servizio: molti lavoratori hanno già superato le tre decadi di attività.

– Il rischio beffa: senza il riconoscimento del periodo precario, la pensione rischierebbe di essere inferiore a quella sociale.

– Motore della PA: questi lavoratori sono, di fatto, le colonne portanti della macchina amministrativa locale.

Il testo è attualmente al vaglio delle commissioni della Camera.



Il CSA ha già annunciato che non abbasserà la guardia, monitorando ogni passo dell’iter legislativo e facendo appello alla responsabilità del Parlamento affinché la norma venga approvata senza intoppi e in tempi brevi. L’obiettivo è chiaro: trasformare decenni di incertezza in una vecchiaia dignitosa.

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L’emergenza riguarda da vicino il Sud e in particolare la Sicilia, dove migliaia di ex precari, stabilizzati solo a partire dagli anni Duemila, garantiscono quotidianamente il funzionamento di uffici regionali, Comuni e aziende sanitarie.

Giordano Gaetano, del coordinamento provinciale CSA-Cisal Messina, evidenzia il paradosso che la legge mira a sventare:

– Trent’anni di servizio: molti lavoratori hanno già superato le tre decadi di attività.

– Il rischio beffa: senza il riconoscimento del periodo precario, la pensione rischierebbe di essere inferiore a quella sociale.

– Motore della PA: questi lavoratori sono, di fatto, le colonne portanti della macchina amministrativa locale.

Il testo è attualmente al vaglio delle commissioni della Camera. Il CSA ha già annunciato che non abbasserà la guardia, monitorando ogni passo dell’iter legislativo e facendo appello alla responsabilità del Parlamento affinché la norma venga approvata senza intoppi e in tempi brevi. L’obiettivo è chiaro: trasformare decenni di incertezza in una vecchiaia dignitosa.

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